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Data: giovedì, 21 dicembre 2017 - 09:16

Se lo stadio ti permette di sognare

¨di Marcello Pelizzari, Corriere del Ticini, 21 dicembre

Uno stadio nuovo non è solo un catino per raccogliere emozioni e passioni. È un teatro dei sogni, volano per raggiungere traguardi sportivi impensabili e finora appena accarezzati. Tradotto nel linguaggio calcistico: è una casa nella quale club, giocatori e tifosi diventano una cosa sola o, se preferite, un luogo-opportunità per aumentare i ricavi e di riflesso attirare calciatori più forti. Nel caso del Football Club Lugano è altresì una necessità impellente. Un bisogno vero. La Swiss Football League a suo tempo era stata chiara: inizio dei lavori per il nuovo impianto entro il 2021 oppure addio alla licenza per il massimo campionato. Urca.
Approvando la variante del Piano regolatore intercomunale e lo stanziamento di tre milioni di franchi per la progettazione definitiva del polo sportivo, il Consiglio comunale di Lugano ha compiuto un passo importante verso il futuro. Sotto nel punteggio, il gol realizzato dalla politica ha riaperto la partita per dirla con il collega John Robbiani. L’idea di uno stadio moderno e concepito per il calcio appariva quasi utopistica. Adesso è realistica. O meglio realizzabile.

Introiti, risultati, crescita. Il polo prefigura un domani roseo e i bianconeri lo sanno. Angelo Renzetti infatti sogghigna, convinto com’è di convogliare soldi, imprese ed energie «del posto» sia nel Lugano sia nella costruzione dell’impianto. Il patron è un uomo di larghe vedute. E adora i numeri. Ha presenti quelli della Juventus, con cui la sua creatura condivide colori e una partnership tecnica. Prima che venisse inaugurato lo Stadium la «Vecchia Signora» era scivolata al tredicesimo posto nella classifica dei fatturati europei, il risultato peggiore della sua storia (150 milioni di euro). Dall’8 settembre 2011 è cambiato tutto. Sono arrivate le vittorie, con sei scudetti consecutivi. Grazie al nuovo stadio poi la Juve è tornata nella top10 continentale (adesso siamo oltre i 340 milioni di euro annui) e si è assicurata una supremazia economica nazionale inattaccabile, se non tramite l’ingresso di colossi cinesi come Suning. I proventi da stadio nell’annata 2010-11 erano fermi a poco più di 10 milioni; ora viaggiano ad una media di 41 milioni.

Cifre da capogiro impossibili da replicare in una realtà limitata come Lugano. Ma dalle quali trarre insegnamenti. Se prendiamo in esame le ultime sei stagioni (esclusa quella in corso) la Juventus vanta una percentuale di vittorie casalinghe vicina all’80% mentre in media il 92% dei posti allo stadio è stato riempito. «Se lo costruisci, lui tornerà» diceva una voce a Kevin Costner ne «L’uomo dei sogni». Ecco, il polo sportivo potrebbe riportare i luganesi allo stadio. Per tacere degli effetti economici ad ampio respiro generati dalla riqualificazione dell’intero quartiere e infine di come il marchio Lugano – inteso come club, ma anche città – ne uscirà rafforzato.

Certo. In Svizzera abbiamo esempi negativi come Ginevra – una cattedrale nel deserto – e per alcuni versi Thun. Il club dell’Oberland bernese in passato ha faticato più del dovuto per pagare l’affitto dello stadio. Tuttavia, in un’intervista concessa mesi fa al nostro giornale l’architetto Christian Moroge (presidente della Commissione terreni da gioco in seno all’Associazione svizzera di calcio ed esperto di infrastrutture per la Swiss Football League) affermò: «Lo stadio non è il motivo per cui, negli anni scorsi, alcuni club sono andati incontro al fallimento o hanno avuto dei guai finanziari. Prendiamo società come il Servette, il Neuchâtel Xamax o ancora il Bienne: il problema era l’affitto del campo troppo alto o la follia dei rispettivi presidenti? È molto semplice: se uno spende dei soldi che non ha, è chiaro che ad un certo punto si trova a non poter più coprire le spese per lo stadio».
E allora è bene focalizzarsi su quelli positivi, di esempi. Basilea o Berna. I renani non sono proprietari del St. Jakob Park eppure trattengono tutti i guadagni derivanti da biglietteria, vendita spazi VIP (le famose lounge dove l’arte del «divanare» sposa lo sport) e ristorazione. Hai detto poco.

Al Lugano serve un nuovo stadio: in primis per soddisfare le esigenze della Swiss Football League. Quindi per entrare (con anni di ritardo rispetto agli altri) in una dimensione moderna. Il tifoso romantico un domani storcerà il naso di fronte all’occasionale che vorrà andare alla partita. Eh sì, quest’ultimo potrebbe usare il polo per altri motivi: mangiare, fare un brindisi o una festa, perfino organizzare un meeting di lavoro. Attività queste che rinforzeranno le casse del club. Contribuendo alla crescita di un Lugano le cui ambizioni – oggi – superano e di molto le mura di Cornaredo.


«Io seguo il calcio per una marea di motivi, ma non vado per divertirmi, e quando mi guardo attorno il sabato e vedo quelle facce accigliate, in preda al panico, mi rendo conto che anche per gli altri è la stessa cosa», Nick Hornby, Febbre a 90’

Re: Test
Inviato da: Pungiglione (IP registrato)
Data: sabato, 28 aprile 2018 - 23:03

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«Io seguo il calcio per una marea di motivi, ma non vado per divertirmi, e quando mi guardo attorno il sabato e vedo quelle facce accigliate, in preda al panico, mi rendo conto che anche per gli altri è la stessa cosa», Nick Hornby, Febbre a 90’



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